Società del Comune di Parma

Francesco Scaramuzza

Cecrope Barilli, Ritratto di Francesco Scaramuzza, olio su tela, 1883-1885 (Collezione privata, Parma).

Francesco Scaramuzza

(1803-1886) – Pittore

La vita: figlio di Nicolò e Marianna Benedetta Frondoni, nasce a Sissa il 15 luglio 1803. Formatosi all’Accademia parmense sotto la guida di Antonio Pasini e Giovanni Tebaldi, cresce nel culto di Correggio e Raffaello. Nel 1820 ottiene il premio del disegno di composizione per la soave morbidezza del tratto, caratteristica che manterrà in tutte le successive composizioni, dalle Madonne ai cartoni danteschi, dagli affreschi ai ritratti. Nel 1826 vince il premio annuale mediante il quale studia 36 mesi a Roma. Nel 1834 affresca la scena centrale nel soffitto della grande sala di lettura della Biblioteca Palatina, raffigurandovi Prometeo che protetto da Minerva ruba una scintilla al sole. Iniziato da Atanasio Basetti, durante le estati a Vairo, alla comprensione del poema dantesco, intraprende la realizzazione di 243 cartoni per illustrare la Divina Commedia (ma l’uscita editoriale di Gustave Dorè gli impedirà la pubblicazione) e decora la Sala Dante della Biblioteca Palatina (1842-1857). Decora il tempietto del Petrarca a Selvapiana (1841) e dipinge a encausto (1844) la volta di una sala del Museo d’Antichità. Già professore di pittura (fu maestro di Ignazio Affanni, Cecrope Barilli, Giorgio Scherer e Cletofonte Preti), nel 1860 Scaramuzza fu posto a dirigere l’Accademia, ma si dimise nel 1877 dedicandosi così principalmente al suo grande progetto di illustrare la Divina Commedia. Ultimi suoi lavori a penna sono i ritratti dei direttori del museo e i disegni tratti da Correggio. Coltivatore di scienze occulte, pubblica un Poema sacro che afferma dettato dallo spirito dell’Ariosto, oltre a componimenti teatrali suggeriti da Goldoni. Fu altresì autore di una traduzione, impeccabile, in dialetto parmigiano del poema di Dante, rimasta manoscritta. Muore a Parma il 20 ottobre 1886.

Le opere: costante e instancabile disegnatore durante tutta la sua carriera, rivela soprattutto nell’arte grafica le sue doti eccezionali. Lasciò innumerevoli dipinti di genere, spesso caratterizzati da acute osservazioni. Tra le numerose tele presenti in istituzioni pubbliche e collezioni private ricordiamo Alessandro Farnese alla battaglia di Lepanto (1826) e il Baliatico (1842) in Galleria Nazionale, la pala di San Rocco che guarisce gli appestati, San Martino a cavallo per l’altare maggiore della parrocchiale di Noceto (1832), la Visione di Sant’Ilario per l’omonima parrocchiale di Sant’Ilario Baganza (1832), San Francesco Solano della chiesa di San Michele (1834), La Presentazione di Maria al tempio della chiesa del Quartiere di Parma (1835), le figure di Santi benedettini dipinti nel chiostro di San Giovanni evangelista in Parma nel 1840, gli Episodi della vita di napoleone nella villa del conte Caimi a San Secondo (1845), l’Assunta in cielo per la Collegiata di Cortemaggiore (1846), i due affreschi Le virtù teologali e il Cristo nell’orto degli ulivi nella parrocchiale di Monticelli d’Ongina (1856). Sono però il gigantesco complesso dei duecentoquarantatre cartoni con le illustrazioni per la Divina Commedia che proiettano lo Scaramuzza tra i maggiori disegnatori europei del suo tempo.

Il monumento: una semplice lapide in marmo nero reca la lunga epigrafe che ne ricorda l’attività pittorica e politica nella Galleria Sud.

01. Francesco Scaramuzza, L’incontro di Dante e Virgilio con i sommi poeti, Decorazione ad encausto della parete Nord della Sala Dante in Biblioteca Palatina (Palazzo della Pilotta, Parma).
02. Sepoltura di Francesco Scaramuzza al Cimitero monumentale della Villetta.