Società del Comune di Parma

Martiri Cefalonia

1-43

Monumento ai Martiri di Cefalonia

(1970) – Caduti della II Guerra Mondiale

Vicende: Nei giorni che seguirono l’armistizio dell’8 settembre 1943, che sanciva la cessazione delle ostilità fra italiani e anglo-americani, i 12.000 soldati italiani presenti nell’isola greca di Cefalonia e della vicina Corfù e appartenenti in massima parte alla Divisione “Acqui” agli ordini del generale Antonio Gandin (1891-1943), oltre a finanzieri, carabinieri ed elementi della Marina, abbandonati a se stessi, furono chiamati a dover scegliere fra arrendersi e cedere le armi ai tedeschi o affrontare la resistenza armata, sapendo di non poter contare su alcun aiuto esterno. Tra la vita e l’onore scelsero l’onore.
I militari italiani si opposero al tentativo di disarmo tedesco, combattendo sul campo per vari giorni con pesanti perdite, fino alla resa, alla quale fecero seguito, nonostante le rassicurazioni tedesche, massacri e rappresaglie: il 24 settembre Gandin (Medaglia d’oro al Valor Militare) veniva fucilato alla schiena; 360 ufficiali erano uccisi a gruppetti nel cortile della “casetta rossa”; in una scuola 600 soldati italiani con i loro ufficiali furono falciati dal tiro delle mitragliatrici. La Divisione “Acqui” venne praticamente annientata.
I superstiti, fatti prigionieri e deportati verso il continente, perirono con l’affondamento nello Jonio delle navi, silurate o affondate da mine subacquee o morirono nei lager.
Una parte dei militari sopravvissuti riuscì a sfuggire e si rifugiò nelle asperità dell’isola dove, mantenendosi in contatto con la missione inglese, continuò la resistenza fino all’abbandono tedesco di Cefalonia.
Nonostante le cifre del disastro non siano mai state accertate in maniera definitiva ed esistano differenti valutazioni, si tratta di uno degli episodi più drammatici della Seconda Guerra Mondiale, troppo a lungo dimenticato.

Il monumento: Domenica 13 settembre 1970, alla presenza di oltre cinquemila persone giunte da ogni parte d’Italia il sottosegretario Onorevole Giuseppe Amadei (1919-) inaugurava presso il Cimitero monumentale della Villetta, a nome del Governo, il monumento ai Caduti di Cefalonia e Corfù. Il monumento, voluto fin dal 1967 dall’Associazione nazionale reduci della Divisione “Acqui”, sezione di Parma e dal suo infaticabile presidente Gianni Renaud (1916-1979), era stato progettato dall’architetto Giacomo Chiari (1896-1973). Nato a Praticello di Gattatico, nel Reggiano, il 2 agosto del 1896, aveva compiuto gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Parma, formandosi alla scuola di Paolo Baratta (1874-1940) e proseguendo gli studi con l’architetto Gian Giuseppe Mancini (1881-1954). Pittore sensibile, non amava mettersi in mostra, partecipando solo a sporadiche collettive con paesaggi trasparenti di colore, in una pittura sempre misurata. Ma la sua attività fu molto più vasta: dal disegno, all’architettura, alla scultura (suo, con Luigi Froni (1901-1965), fu il monumento ai Caduti di Sant’Ilario d’Enza), dall’arredamento, alla realizzazione di illustrazioni per testi scolastici (fu lui stesso insegnante), in una intensa attività in buona parte ancora da scoprire. Morirà a Parma il 28 gennaio 1973 dopo aver potuto vedere realizzato il monumento ai Martiri di Cefalonia.
L’opera, realizzata dall’impresa Nicoli di Carrara, è costituita da una gigantesca stele in marmo bianco, ispirata all’architettura classica, recante nella parte superiore del frontale, che termina con un arco rampante teso verso l’alto, la maschera in bronzo della figura mitica di Niobe, che piange la morte dei figli. In questa stele il progettista unisce idealmente il sacrificio dei figli di Niobe alla tragedia dei novemila italiani di Cefalonia e Corfù che per non arrendersi al nemico resistettero fino all’estremo sacrificio.
La stele, posta al centro della Galleria Perimetrale del Cimitero della Villetta progettata da Moderanno Chiavelli (1869-1952) nel 1930 in stile neorinascimentale, si innalza da un semplice terrapieno raccordato al terreno da quattro scalette in pietra e poggia su di un basamento orizzontale su cui è posta una sfera di marmo, traforata da stelle al cui interno arde una luce perpetua.
Le due fiancate sono lisce, percorse solo da scanalature verticali che si uniscono visivamente con l’arco rampante della sommità. Al retro, entro una cornice rettangolare, sono inserite le foto degli 85 caduti parmigiani nell’inferno di Cefalonia e Corfù.