Società del Comune di Parma

Monumento al Partigiano

Monumento al Partigiano

(1956-1968) – Caduti della II Guerra Mondiale

Vicende: il 30 giugno 1956 il Capo dello Stato Giovanni Gronchi (1887-1978) inaugurava all’ombra delle macerie del Palazzo di Prefettura il Monumento al Partigiano, benedetto dal Vescovo Evasio Colli (1883-1971) e voluto dalle Amministrazioni Comunale e Provinciale, per ricordare le vittime della lotta partigiana e di liberazione. La sua genesi risale ad alcuni anni prima.
Vincitore del concorso bandito nel febbraio 1954 da un Comitato promotore costituito dalla Provincia e dal Comune di Parma e dalle Associazioni partigiane, era risultato il progetto – qui è riportato il modellino della proposta iniziale poi in parte modificata – dell’architetto Guglielmo Lusignoli (1920-2004), che aveva individuato una corretta organizzazione spaziale delle masse – all’interno dell’area verde un tempo occupata dallo scomparso monumento a Vittorio Emanuele II. Con le statue “modellate con classica fermezza” da Marino Mazzacurati (1907-1969), l’opera è caratterizzata da tre elementi principali: il muro della fucilazione sullo sfondo, costruito con i mattoni di una casa di Parma distrutta dai bombardamenti del 1944, la figura distesa del Partigiano morente e la statua di quello che maestoso si erge su un ceppo di gres.
Il monumento, fermamente voluto dalle Associazioni partigiane, era destinato a raccontare, in una zona della città dove le ferite della guerra non erano ancora rimarginate, l’importanza del valore della libertà nella crescita e nel progresso del Paese.
Ma a soli cinque anni dalla sua solenne inaugurazione, il 9 novembre 1961, un attentato danneggiava, con l’esplosione di un ordigno a orologeria, la statua del Partigiano morente. Un profondo squarcio di quasi sessanta centimetri si era aperto nel fianco della statua. Verificata l’impossibilità di “riparare” il bronzo, lo scultore Mazzacurati si offriva di rifondere l’opera sul calco originale, ancora esistente presso il suo studio di Bologna, a sue spese non appena possibile.
Il 25 aprile 1963, nel quadro delle celebrazioni per il XVIII anniversario della Liberazione, veniva inaugurata la statua del Partigiano Caduto, rifusa dopo l’attentato del 1961.
A distanza di cinque anni, il 31 ottobre 1968, alla vigilia del cinquantesimo anniversario della Vittoria (IV Novembre 1918), la statua danneggiata, Caduto fra i Caduti, veniva collocata, secondo l’ambientazione predisposta sempre dall’architetto Lusignoli, sotto il portico del Perimetrale Nord del Cimitero della Villetta, dove riposano le spoglie dei Caduti della lotta di liberazione. Nel corso di una pubblica cerimonia alla presenza delle Autorità e delle Associazioni cittadine, il Vescovo mons. Evasio Colli (1883-1971) benediva la statua e il Sindaco Vincenzo Baldassi (1924-2012) ricordava gli eventi che avevano portato a quella celebrazione.
Marino Mazzacurati, poco prima di essere stroncato da una malattia all’Ospedale di Parma il 18 settembre 1969, chiedeva di essere sepolto nel cimitero della città che più aveva amato, proprio per quel monumento. La sepoltura dello scultore è oggi collocata a destra dell’ingresso della Galleria Nord fra i caduti della lotta di liberazione a pochi passi dalla statua del Monumento al Partigiano, da lui stesso fusa, appena al di sotto della balaustra.

Il monumento: la grande statua in bronzo proviene dal monumento al Partigiano progettato dall’architetto Guglielmo Lusignoli e modellato, nelle parti plastiche da Marino Mazzacurati, posizionato nell’ex Piazzale Marconi (oggi Piazzale della Pace) e qui trasferita in seguito all’esplosione del 9 settembre 1961 che la danneggiò gravemente.
La figura del partigiano fucilato venne collocata il 31 ottobre 1968, nell’atrio di collegamento fra la Galleria Nord e il Campo Nord, al cospetto dei Caduti partigiani della II Guerra Mondiale. La grande statua, omaggio ai caduti della guerra partigiana, ha i piedi scalzi la camicia aperta sul petto e le mani legate dietro la schiena. La testa è voltata all’indietro negli spasmi della morte, il corpo comunica dolore, ma anche grandezza. La statua poggia su un semplice piedistallo in mattoni. Su una lastra di marmo è incisa l’iscrizione che ne ripercorre le vicende.