Società del Comune di Parma

Alle Origini Del Cimitero Monumentale

Alle origini del Cimitero monumentale

Sul luogo in cui è stato creato il Cimitero Monumentale della Villetta, sorgeva precedentemente una villa, inizialmente di proprietà dei Gesuiti, ricostruita nel 1679 e denominata “Casino Rosso”, passata al Governo ducale per essere destinata ad uso ricreativo, nei giorni festivi, dei convittori del Collegio Lalatta e quindi del Collegio dei Nobili, i quali per distinguerla dalla più ampia villa di campagna che serviva per le vacanze estive, iniziarono a chiamarla “Villetta”.
Questa villa, si trovava al centro di una tenuta agricola che era delimitata verso la strada dal Canale Cinghio, le cui acque muovevano le pale del Mulino della Villetta e che era circondata da diversi fienili e corpi di servizio all’attività agricola e da una vasta peschiera, oggi scomparsi in seguito agli ampliamenti del cimitero.
Il luogo finirà col conservare la denominazione di “Villetta” anche dopo che il 1817, quando la duchessa Maria Luigia (1791-1847), coerentemente a quanto si stava facendo in Italia ed all’estero, decise di istituirvi il cimitero “suburbano” destinato a sostituire le sepolture all’interno delle chiese praticate da secoli.
Con Rescritto Sovrano del 13 febbraio 1817 era stata scelta quell’area in quanto già dotata di muro perimetrale e rapidamente disponibile per la pubblica amministrazione.
Il Ministro dell’Interno, responsabile dei lavori, dispose l’esecuzione immediata delle disposizioni amministrative e dalle perizie occorrenti al disegno: «Entrambe – scriveva all’ingegner Giuseppe Cocconcelli (1740-1819), progettista incaricato – dovranno abbracciare tutti i lavori a compimento. Il disegno sia semplice ma grave, e quale s’addice allo scopo che si ha di mira. Faccia che il muro di cinta sia fatto subito, e disponga così che si possano successivamente terminare i lavori».
Il Cocconcelli, che si era probabilmente avvalso di uno studio che suo genero, Nicola Bettoli (1780-1854), aveva esposto in Parma nel 1816, approntava rapidamente il progetto «ma non vi fu data esecuzione che dopo molti cambiamenti», come ricorderà Paolo Donati.
La zona destinata alle sepolture veniva così separata dal resto del podere (che risultava già completamente cinto da un muro) e le inumazioni iniziavano già alla fine del mese di marzo 1817; a porre tra l’altro tanta fretta al Governo contribuiva il pericolo cui era esposta la città per l’infierire di un’epidemia di tifo.