Società del Comune di Parma

Cleofonte Campanini

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Cleofonte Campanini

(1860-1919) – Direttore d’orchestra

La vita: Nacque da Francesco, fabbro, e da Anna Rosa Alessandri. A tredici anni iniziò gli studi musicali alla scuola del Carmine di Parma, come convittore interno. Vi rimase cinque anni, studiando violino con Cesare Ferrarini (1807-1891), e contrappunto e composizione con Giusto Dacci (1840-1915). Continuò privatamente lo studio del violino e della composizione con il Ferrarini, che, resosi conto del suo talento eccezionale, ebbe per lui particolare predilezione. Nel 1878 esordì come violinista, rivelandosi ottimo interprete delle musiche di Corelli, Tartini, Beethoven. Affermatosi rapidamente, fu scritturato non ancora ventenne a Vienna, poi a Berlino e a Londra, dove, al Covent Garden Theatre, eseguì numerosi concerti con vivo successo. A vent’anni il Campanini decise di abbandonare la carriera violinistica per quella direttoriale e nell’estate 1880, approfittando di un’assenza del maestro, si fece scritturare al Teatro Reinach di Parma, dove diresse L’ultima notte di carnevale di N. Cialdi. Il suo vero esordio come direttore d’orchestra avvenne il 16 settembre 1882 al Teatro Regio di Parma: in quell’occasione diresse l’opera Carmen, nella quale la parte di don José era interpretata dal fratello, il tenore Italo (1845-1896). Un successo sempre più vivo lo accompagnò a Torino, negli Stati Uniti e nell’America del Sud, in Spagna e ancora in America, al Colón di Buenos Aires. Nel 1890 sposò la soprano Eva Tetrazzini (1862-1938), che interpretò numerose opere da lui dirette. Nel 1913, per celebrare il centenario della nascita di Giuseppe Verdi, diresse a Parma un ciclo di opere verdiane che includeva Nabucco, Un ballo in maschera, Aida, Falstaff, Don Carlos e anche il Requiem. Nello stesso anno acquistò dal Comune di Parma il Teatro Reinach e nel 1914 ne affidò la gestione al nipote Lohengrin Italo, figlio del fratello Italo, che la tenne fino al 1921. Istituì inoltre, sempre a Parma, un concorso per giovani cantanti che rivelò al pubblico Beniamino Gigli (1890-1957). Campanini trascorse gli ultimi anni a Chicago come direttore artistico della Chicago Opera Association. A Chicago morì prima di poter tornare in patria, come sarebbe stato suo desiderio. La sua salma ebbe onoranze imponenti e fu esposta nel Teatro Auditorium parato a lutto. Fu poi trasportata a Parma e inumata al cimitero della Villetta nel monumento erettogli dalla vedova e dal nipote Lohengrin Italo Campanini.

Le opere: Tra le numerosissime direzioni d’orchestra sono da ricordare le prime rappresentazioni di Madama Butterfly e di Adriana Lecouvreur e la direzione artistica delle commemorazioni verdiane del 1913.

Il monumento: Il famedio di Cleofonte Campanini, opera dell’immaginifico architetto toscano Gian Giuseppe Mancini (1881-1954), noto anche per aver progettato la villa del commediografo Sem Benelli a Zoagli è databile al 1927. Ha pianta quadrangolare, di circa cinque metri di lato e presenta una serie di parallelepipedi rivestiti in granito che restringendosi verticalmente formano l’imponente basamento ad un colossale gruppo statuario bronzeo che raggiunge gli otto metri dal suolo raffigurante un’organo aperto che accoglie come in una nicchia una figura femminile, probabile allegoria della musica, con una lunga e aderente tunica velata, protesa a lanciare verso l’alto un nugolo di colombe. Alla base del gruppo scultoreo si trovano due altorilievi raffiguranti rispettivamente a sinistra “l’Aurora” e a destra “ il Tramonto”, simboliche raffigurazioni dell’inizio e della fine della vita, opera dello stesso Mancini con la collaborazione dello scultore parmigiano Carlo Corvi (1904-1978).
In facciata è posta una ricca panoplia con una ghirlanda d’alloro e mani che reggono come un leggio un libro aperto recante la scritta “Cleofonte Campanini, vivificatore magnifico di – poemi musicali, onorò nei teatri del mondo, sé e la patria. Parma 1 settembre 1860 – Chicago 19 dicembre 1919”.
L’interno, cui si accede sul lato posteriore da un cancello in metallo dalla notevole decorazione Déco, è caratterizzato da un soffitto a cupola con bassorilievi in stucco di figure di cantori che innalzano le loro note verso un cielo caleidoscopico formato da cerchi concentrici dove una continua invenzione di forme e colori, con prevalenza del verde e del blu, giunge a circondare e il volto di Cristo dorato e in rilievo.
Al fondo dello straordinario ambiente si trova una lastra costituita da elementi marmorei montati diagonalmente, che sorreggono una composizione plastica in marmo dipinto con un cerchio di colombe dalle ali spiegate che abbracciano la mano d’oro del direttore d’orchestra che aveva saputo ridare vita alle sinfonie del passato. La raffigurazione, a forma di stella si incastona in un vetro monocromo color rubino ed è circondata da inserti in mosaico. Nella cripta sono raccolte anche le spoglie del fratello Italo, della moglie Eva Tetrazzini e del compositore e organista Luigi Ferrari Trecate (1884-1964). L’imponente monumento è oggi di proprietà del Conservatorio di Parma a cui è stato donato dagli eredi Campanini.