Società del Comune di Parma

Niccolò Paganini

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Niccolò Paganini

(1782-1840) – Violinista

La vita: Nato a Genova il 27 ottobre 1782, dopo aver appreso dal padre, sul mandolino, le prime nozioni di musica, dall’età di 10 anni inizia lo studio del violino con maestri di scarso valore. Dopo un primo soggiorno a Parma (1795.1797), dove studia violino con Alessandro Rolla (1782-1831) e contrappunto, perfezionandosi in composizione con i maestri parmigiani Gaspare Giretti e Ferdinando Paër (1771-1839) e componendo 24 “fughe”, intraprende col padre il primo giro di concerti in Lombardia, dove si dà ad una vita sfrenata, contraendo debiti di gioco.
Dal 1801 al 1804 si ritira in Toscana. A Lucca la principessa Elisa Baciocchi (1777-1820), con la quale ha una relazione, lo nomina primo violino e direttore dell’orchestra di Corte. Dal 1808 si dedica con intensità a concerti nelle principali sale d’Europa. Il fascino della sua personalità e la prodigiosa abilità gli valgono ovunque successi strepitosi, suscitando un vero e proprio fanatismo intorno alla sua persona. Legatosi tra il 1815 ed il 1828 alla cantante e danzatrice Antonia Bianchi (1800-1874), che gli darà il figlio Achille (1825-1895), proseguirà la sua frenetica attività a Vienna, Parigi (1831), Londra (1832). Nel 1832 ricevette il titolo di barone (in verità falso) e acquistò a Gaione, nei pressi di Parma una villa con tenuta, che ancor oggi porta il suo nome, per curare la pubblicazione delle sue opere. Nel 1835 acquistava in città pure Palazzo Linati. Dopo alcuni concerti a Parma e a Piacenza venne insignito dalla duchessa Maria Luigia dell’Ordine Costantiniano e ricevette l’incarico di predisporre un progetto per il riordino dell’Orchestra Ducale. Avendo incontrato resistenze all’attuazione del suo programma perché giudicato troppo oneroso per le casse del Ducato, e gravemente malato di tisi, abbandonò Parma. Recatosi a Marsiglia, a Genova e a Nizza dove sperava, col clima, di migliorare il proprio stato di salute, vi morirà il 27 maggio 1840.

Le opere: Tra le composizioni più significative della sua produzione per violino sono i Ventiquattro Capricci (1818-1820), oggetto di trascrizione da parte di Schumann, Listz, Brahms, Rachmaninov e numerose serie di variazioni su temi di altri compositori; cinque concerti per violino e orchestra, tre dei quali rimasti manoscritti; musica da camera, fra cui 12 sonate per violino e chitarra, 6 quartetti e la sonata Napoléon per violino e pianoforte.

Il monumento: Il sepolcro monumentale è formato da un’edicola di gusto neoclassico, in granito, sorretta da otto colonne ioniche e sormontata da un’alta trabeazione conclusa agli angoli da quattro fregi “a palmetta” e al centro da una cupola semisferica. Nel mezzo dello spazio coperto, protetto da una cancellata in ferro battuto e preceduto da due bracieri, si trova l’arca contenente le spoglie del Maestro, sopraelevata di tre gradini e sovrastata dalla sua figura a mezzo busto con la croce dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio e le altre decorazioni ricevute, scolpita in marmo di Carrara dallo scultore genovese Santo Varni (1807-1885), allievo di Lorenzo Bartolini a Firenze, su una base che reca lo stemma nobiliare (peraltro mai autenticato) del Barone Paganini. L’aquila con violino e arco scolpiti a bassorilievo sulla base dell’arca sono eloquente rimando all’attività artistica del defunto mentre le due fiaccole rovesciate sono simbolo assai frequente della morte. La volta interna è dipinta a tempera con decori monocromi suddivisi in quattro spicchi specchiati: a Nord e a Sud, affacciati, due angeli reggono un’arpa; a Est e a Ovest ardono due bracieri posti su ampi basamenti in pietra e decorati con fregi fitomorfi. Il monumento venne eretto nel 1876 per volontà del Barone Achille Paganini, figlio del musicista ed è stato restaurato dall’Amministrazione Comunale e dall’Associazione Amici di Paganini di Genova nel 2003.